New York

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giovedì 30 luglio 2015

LA SFIGA MI PERSEGUITA

Cara estate, estate che mi rendi tanto felice e allo stesso tempo mi riempi di notizie cattive... sei già a metà del tuo percorso. Siamo in periodo di partenze, gli exchange student sono pronti.
Ci sono loro, le valigie, il passaporto e l'America ad aspettarli.
Senti che qualcosa sta per sconvolgere la tua vita, provi sensazioni mai provate prima, ti senti forte e debole allo stesso tempo, felicità e malinconia lottano dentro di te, ma a vincere è la gioia; la gioia che si prova in aeroporto quando, con la mente offuscata da mille pensieri contrastanti, realizzi che il sogno è ufficialmente iniziato.
Cara estate, mi porti su in cielo e subito dopo mi scaraventi giù in mare. Ti amo e ti odio.
Ma era proprio necessaria quest'altra bad news? Avevo la famiglia. Mi avevano detto che avrei seguito la mia vecchia hostfamily in North Dakota... stavo già pensando a come fare per resistere al freddo glaciale di quel posto, quando...
Tac. La hostmom ha problemi di salute, non possono più ospitare.
Siamo di nuovo punto e a capo, sono qui seduto a scrivere questo post senza sapere (ancora una volta) la mia destinazione.
La voglia che ho di partire è inimmaginabile. Tutti quelli che mi dicono di non pensarci troppo non capiscono, non sanno come ci si sente quando solo pochi giorni ti separano dall'inizio di un'esperienza così grande.
In questi giorni dovrei studiare matematica per recuperare tutto ciò che non ho fatto durante l'anno (la matematica non sarà mai il mio mestiere lalalala), ma non ho davvero voglia ed ecco che mi metto a studiare storia americana. Mi piace tantissimo scavare nel passato e capire quali sono stati gli avvenimenti che hanno portato gli Stati Uniti a diventare ciò che sono attualmente.
Questo è tutto ciò che posso fare per il momento, storia americana. Di americano non ho nient'altro, né un paese, né una famiglia, né una scuola. C'ho il visto, mi faccio bastare quello.

Sempre, costantemente e perennemente in attesa di novità,

-Andrew

mercoledì 8 luglio 2015

UNA LUNGA, LUNGHISSIMA ATTESA

Eccomi, all'una di notte, ad aggiornare il mio caro blog. Sono appena tornato a casa; ho passato la serata con Maria, Anna e Alessandro sul terrazzo di casa a guardare le stelle.
A volte serve davvero poco per essere felici.
Inutile dire che sarei ancora più felice se sapessi dove e con chi trascorrerò il mio anno negli States.
Tutti gli altri exchange student (o quasi tutti) hanno oramai ricevuto il placement. Io no.
Mi sto godendo l'estate senza pensare troppo all'America, ma non è per nulla facile entrare nell'ottica di una partenza quando su essa non sai praticamente nulla.
Mi sembra tutto ancora un sogno. Fino a qualche tempo fa la situazione era diversa;  vedevo la famiglia su Skype ogni tre giorni, pensavo a come sarebbe stato essere uno studente della Nettleton High school, percorrevo virtualmente le strade di Jonesboro su Google Maps, chattavo con Jarret, mi immaginavo nella classe di giornalismo e aggiungevo su Facebook gli studenti della scuola.
Al momento, tutto ciò per cui posso essere in ansia è la valigia. Già, devo comprare una valigia. Una valigia che finirà nella pancia di un aereo di non so quale compagnia, diretto a non so quale aeroporto dove mi aspetterà non so quale famiglia. Tutto questo, non so quando.
Non so un'emerita ciola. Ma l'attesa è parte integrante dell'esperienza, quindi non lamentiamoci e, pazientemente, aspettiamo.
L'unica mia paura è che, date le poche famiglie disposte a ospitare, mi mollino in Italia e mi costringano a dire addio al mio sogno. Diventerei furioso. Non credo succederà, hanno sempre trovato famiglie a tutti gli studenti; lo faranno anche quest'anno.
L'estate procede benissimo, non potrei chiedere di meglio. Spesso penso a quanto saranno tristi gli addii.
A proposito di addii, la mia amica giapponese è partita qualche giorno fa. Ora è di nuovo in Giappone con la sua famiglia. Mi ha lasciato una lettera. Ma qui in Italia c'ha lasciato pure il cuore. Spero  torni presto a trovarci, è stato un anno bellissimo per noi e per lei. I ricordi dei momenti passati insieme non si possono cancellare.
Vorrei essere per gli americani ciò che Hinako è stata per noi. Una persona della quale non ti dimentichi facilmente.
Ah, l'altro giorno ho scoperto che i miei amici mi stanno organizzando una festa in spiaggia a sorpresa, Li amo. Sarà dura non averli intorno per un anno, ma resisterò e farò del mio meglio per stringere nuove amicizie (tutti dicono che sia un po' difficile fare amicizia con gli americani. Vabbè, non son mica il più simpatico italiano mai vissuto io?)

Credo sia il momento di andare a dormire

Alquanto stufo di aspettare,

-Andrea


giovedì 25 giugno 2015

NOT A GOOD WEEK

This post will be short.

I am not going to North Dakota cause the principal of Carrington High School only accepts exchange students for six months.

I really want this experience to start as soon as possible.

I'm sad, I haven't a host family. Seeing the other exchange students speaking about their american families makes me jealous.

These days sucked, i just want to forget them. Hope the situation will improve.

America, I have been dreaming of you for a lot of time.
I immagined to live in your big cities, to breath against the glass of a yellow taxi in NYC, to walk in the woods of Arkansas, to surf in California, to meet your people...

My dream is about to come true. If I had two wings i would fly, now. But I don't.

All I can do is waiting and make this summer the best ever. I didn't start in the correct way but it doesn't matter. I will forget what happened in these days and I'll go on.

I'm waiting for ya, host family
I'm wanting for ya, placement

Let me fly

-Andrew



Summertime sadness? no... don't worry, be happy

martedì 16 giugno 2015

Sessione tattica: SUMMER 2015

Okay guys, summer has officially begun and I couldn't be happier than I am. I don't know the reason why I am writing this post in English, I'm just doing it. When, in two years, I read this post, I'll think "oh my gosh, my English was so terrible and now i am bilingual!".
I think I'll remember this summer for a lot of time; something tells me that these two months, before my departure, are gonna be amazing.
School is out, I am free. I'm free from studying everyday and I finally can enjoy my days with my freinds. They are the best to be with and I'm gonna miss 'em too much!
In two days i will be going to the sea with my mommy... my first day at the sea of this summer.
My american life, my new life is about to start. That's so odd. I am not able to realize that in some weeks I'll leave all persons I know to go to a place where i will have to do my best to make friends and try to become a part of my new family (I don't have a fucking host family yet, I know).
Two days ago I was speaking with a friend of mine and I understood that not everyone can be exchange students, that an exchange student is someone who cannot live without exploring, comparing, learning about other cultures, changing...
My friend said I am very brave and that he would have liked to make this experience but he couldn't resist without his family and friends for a so long time.
"Yes, I'am sure i will make an expereince like this" he told me, "But not now. Now I don't wanna waste my adolescence".
In my opinion exchange students don't waste their time, they just leave open their life to live, for one year, another life. This new life will be full of obstacles but it will make you grow up, it will make you a world citizen.
We could be exchange students at university, yes... but is it the same thing? Living in a host family is totally different! you won't take the schoolbus at university, you won't cook the dinner with your host dad and you won't go to the football matches of your high school.
University... I am sure that i will do my best to get another scholarship to attend the college abroad.
I'd like to go to Japan or maybe to Sweden.
My life's goal is travelling so... what am i waiting for?
This post is certainly full of mistakes but I don't care. I'll write another post as soon as I have some news, or just when I feel the need to write.

Am I gonna waste my time? No, I'm gonna broaden my horizons...




Let summer 2015 begin 

-Andrea

lunedì 8 giugno 2015

Let's wait...

Non posso davvero crederci. Domani è il 9 Giugno, l'ultimo giorno di scuola. L'estate è iniziata e non ho intenzione di sprecarne nemmeno un giorno. Non so cosa mi aspetterà negli Stati Uniti perciò voglio solo godermi questi ultimi mesi in Puglia con i miei amici tra mare, uscite e divertimento. Non sono l'unico che se ne andrà; c'è chi se ne tornerà in Giappone, chi partirà per l'università e chi intraprenderà strade che, in un modo o nell'altro, lo porteranno ad allontanarsi.
Ma le cose vano sempre così. Amici che vanno e amici che vengono. Per fortuna che ci sono gli amici che rimangono. 
Per quanto riguarda il placement... beh, sono sicuro che lo riceverò poco prima di partire. Sono sicuro che dovrò fare le valigie in fretta e furia e lasciare l'Italia da un momento all'altro. Non mi dispiacerebbe a dire il vero, renderebbe il tutto più eccitante. 
Mi trovo in un periodo nel quale tutto ciò che mi interessa è partire, mollare tutto e partire. Non importa se per l'Alabama o l'Alaska. Mettetemi su un aereo e sarò felice.
Riparlando con la coordinatrice dell'Arkansas è venuto fuori che le famiglie disposte ad ospitare sono davvero poche. Forse dovrò seguire la mia vecchia hostfamily in North Dakota. Ho visto su Google Maps il paesino nel quale si sono trasferiti: Carrington (e non Jamestown come avevo scritto in un post precedente); è davvero carino, proprio come uno di quei posti che si vedono nei film e che ti fanno pensare ai tipici paesini americani.
Se fino a poco tempo fa ero attaccato al computer per contattare coordinatori locali da tutti gli angoli degli USA, cercare una famiglia e tartassare la local cordinator dell'Arkansas, ora le cose sono cambiate. Tutto ciò che farò fino al momento della partenza sarà godermi quanto più possibile l'estate italiana, guardare film in inglese, mangiare come un porco e aspettare notizie dall'America. Le notizie arriveranno da sole, non devo morbosamente cercarle io. 

-Andrea

mercoledì 27 maggio 2015

i'M bAcK

Ehilà! E' da parecchio che non mi faccio vivo. Ieri pomeriggio sono tornato a casa dopo cinque giorni trascorsi a Milano (precisamente a Monza) a casa dei miei zii. Il vero motivo di questa "vacanza" era il meeting di Interstudio, ma ne ho approfittato per visitare Milano e altri posti lombardi (che mi hanno deluso abbastanza. Felice di essere tornato in patria).
L'incontro mi ha messo una voglia assurda di partire. La tipa ha parlato di cose che noi ragazzi già sapevamo perfettamente come la scuola, la famiglia ospitante, le regole, ciò che è compreso nella borsa di studio, le difficoltà, la lingua, il reinserimento in Italia, il visto americano. 
Insomma, non è stato detto nulla di nuovo; ma il solo fatto di essere lì, all'hotel Hilton, ad un incontro pre-partenza mi ha reso più consapevole di ciò che sto per affrontare. Mi sono sentito come una formica davanti ad un grattacielo newyorkese. Ignaro di quanto quel grattacielo sia pieno di insidie. Eppure non sono la prima formica a intraprendere questo cammino. 
Sì, l'hanno chiamato meeting pre-partenza. Prima della partenza. Tra poco si parte; So che si parte, ma non so per dove.
Ecco ci siamo; dovevo decidere cosa fare e ho deciso. Sono convinto? no, per niente. Non sarei stato convinto in nessun caso ma una decisione andava presa... Non seguirò quella che era la mia famiglia ospitante. 
Parlare con alcuni exchange attualmente in North Dakota è stato determinante per la mia scelta. Rimango dell'idea che il luogo non sia rilevante ai fini dell'esperienza ma rimango anche dell'idea che partire sconfortati, non contenti di dove si sta per andare sia la cosa peggiore. Proprio nella parte iniziale dell'anno all'estero ci vuole carica, voglia di esplorare. Il partire con uno sconforto interiore non comporterebbe altro che un rigurgito culturale che sfocerebbe in una chiusura mentale (peggior nemica di un exchange student).
O forse sto dicendo solo stronzate, forse dovrei semplicemente dire che ho seguito il mio istinto e che non c'è un vero motivo se ho deciso di non andare in North Dakota. 
Ora aspetto. Al meeting hanno detto che non dobbiamo preoccuparci se ad agosto ancora non abbiamo il placement, è del tutto normale. Inutile dire che tutti andranno in panico ed entreranno nell'ottica del "nessuna famiglia mi vuole, addio exchange year". 
Che la mia futura casa si trovi in Arkansas o in qualsiasi altra parte degli USA son felice. Sono felice di essere arrivato fin qui. 
Sono sulla soglia del grattacielo. Tra qualche mese inizierà la scalata, il resto non conta.
Ah, avete presente l'Expo? L'evento che in questo periodo è sulla bocca di tutti? Quello del "cibo sostenibile" (tanto sostenibile che se hai intenzione di mangiare qualcosa devi prepararti psicologicamente a vedere il portafogli vuoto all'uscita). Beh, ci sono stato (pagando il biglietto serale). Le architetture sono sicuramente interessanti ma non mi sembra il caso di spendere 38 euro, non ne vale la pena. Io fortunatamente ne ho spesi solo 5.
Okay, vi lascio qualche foto e mi precipito a studiare. Su, manca poco!







Le immagini fanno un pochino schifo, lo so. Chiedo venia!

A presto,

-Andrea

lunedì 11 maggio 2015

11 maggio 2015. Dear Blog...

Avrei dovuto aggiornare per farvi sapere cosa ho deciso. La verità è che non ho deciso. La verità è che quando si tratta di un sogno tanto grande che finalmente sta per realizzarsi, è difficile scegliere.
Oggi è stata una giornata triste; di solito il sole e l'arrivo dell'estate mi mettono allegria ma oggi è stata una giornata un po' malinconica. Ho realizzato quanto siano importanti i rapporti di amicizia. Un amico giapponese della mia amica giapponese è venuto a stare da noi per qualche giorno e oggi è andato via, è tornato dalla sua famiglia ospitante. Per questo sono triste. Ora mi sento un vuoto. Eppure è stato con noi solo per pochi giorni. E i rapporti che si creano in un anno? quelli devono essere davvero speciali, forse ancora più speciali di quelli di sempre. Non sono amicizie che ritornano, sono quelle amicizie che potrai raccontare ai tuoi nipoti. Fanno parte di una breve parentesi della tua vita che ti accompagnerà per sempre. Cresci, ti fai una famiglia, invecchi... ma il ricordo è indelebile. L'America 2015-16 mica te la dimentichi. Ecco perché è difficile scegliere. Una volta che scegli non torni indietro. Prima, mentre tornavo a casa dopo aver salutato il giapponese, pensavo che l'America è l'America ma i miei amici sono i miei amici e stanno qui. Se negli Stati Uniti dovessi stringere delle amicizie vorrei che fossero come quelle che, dopo anni persi a credere che "alone is better", ho stretto in Italia. No, conosco troppo poco di questo mondo per poter dire che gente così, come i miei amici, c'è solo qui. Solo se conosci puoi parlare... anzi, forse no. E' impossibile conoscere ogni angolo del mondo. Ciò implica che non puoi conoscere tutti sulla faccia della Terra. Okay, ma che triste sarebbe limitarsi a conoscere solo il contesto in cui viviamo. No, credo che nella mia vita farò il possibile per conoscere quanti più posti e persone possibili. Chissà, forse qualcuno che mi faccia stare bene come i miei amici lo trovo. Inizia tutto da quest'estate, da questa partenza. Ecco perché è tanto difficile scegliere.
Prima parlavo del mio amico giapponese. Già, mi dispiace tanto che dovrò aspettare un altro mese per poterlo vedere di nuovo per qualche altro giorno. Ora però sto pensando alla mia amica giapponese, quella che abita qui nel mio paese, quella che mi ha fatto capire che l'anno all'estero sia qualcosa di terribilmente surreale. Sei qui, poi il giorno dopo ti fanno salire su aereo e dopo poche ore sei lì, lì dove ti aspetta una nuova vita, un diario di pagine bianche che aspettano di essere riempite. Lei un diario ce l'ha davvero, ci scrive tutti i giorni. Chissà cosa scrive, forse un giorno glielo ruberò per poterne leggere qualche pagina, per sapere ciò che mi aspetterà quando anche io sarò con una penna in mano pronto ad iniziare a scrivere quel prezioso diario. Lo chiamerò "The story of my America", proprio come questo blog. Ma tornando alla mia giapponesina, l'altro giorno ha pianto parecchie volte. Parlavamo di partenze, le ho detto che mi mancherà da morire e lei non è riuscita a trattenersi il pianto. Che bel pianto che è stato, davvero. Vorrei essere per gli americani ciò che lei è per noi. E per noi è tanto. Quando partirò piangerò pure io. Vorrei piangere anche in aeroporto, quello americano, quando sarò sul punto di mollare tutto ciò che avrò costruito in un anno di vita. Se piangi significa che tutto è andato come doveva andare. Perché, parliamoci chiaro, un exchange student che parte per imparare l'inglese non è un exchange student. Se piangi vuol dire che quel pezzo di vita, quella proteina della lunga catena polipeptidica, non ti ha deluso... forse non ti ha dato esattamente ciò che ti aspettavi, ma non ti ha deluso. Prima dicevo che è surreale. Beh, quando parti pensi che un anno sia troppo, che un anno sia una vita. All'addio al paese ospitante non ci pensi nemmeno; "tanto ho un anno a disposizione". Poi il tempo passa e ti accorgi che è stato solo un breve sogno (o forse un incubo?... nah, un sogno). I genitori italiani, gli amici italiani, il cane italiano (?), i posti italiani, quelli sono lì ad aspettarti, ad attendere il tuo ritorno. E l'America quando torna? la gente che ha conosciuto che fine fa? Finirà nel dimenticatoio? no, questo è impossibile. Ecco, per questo è surreale. Perché tutto continuerà a vivere nella tua memoria. Quel pianto mi ha fatto pensare perciò all'amicizia, alla memoria, alla nostalgia, alla tristezza, alla gioia... a tanta roba.
La vita a volte è stronza. Quando trovi qualcuno che ti piace davvero e di cui ti fidi, lei te lo porta via senza fregarsene di nulla. La mia hostfamily era la mia famiglia americana. Era già la mia famiglia americana. Pensavo all'Arkansas tutti i giorni fino a poco tempo fa. E un'altra famiglia? dovrei aspettare di ricevere un'altra hostfamily? Dovrei cercarmene una io, da solo?
Sono di fronte ad un incrocio... giro a destra, a sinistra o continuo diritto?

Oggi un po' pensatore e triste,

-Andrea